Falling Dice: intervista

FALLING DICE
I bergamaschi Falling Dice sono un esempio concreto di old school metalcore, con suoni ruvidi e potenza da vendere. Abbiamo incontrato il loro frontman per farci raccontare di più sul debut album “Restless”.
Di Alessandro Brambilla

Arrivate dalla bergamasca e secondo la bio siete l’unione di intenti di vari progetti musicali locali. Volete presentare la band ai nostri lettori?
Sì, ci siamo formati circa due anni fa. La formazione iniziale comprendeva Delfo (batteria), Choby (basso), Dori (chitarra). Loro avevano iniziato a comporre un po’ di canzoni che mancavano di testi e di arrangiamento vocale, quindi tramite Internet hanno diffuso un annuncio dove cercavano cantante per completare la formazione. Io già ero cantante e chitarrista negli Erased, ma stavo cercando un gruppo che facesse musica molto versatile in modo da spaziare da tonalità pulite a toni scream e growl con maggiore libertà. Dopo avermi contattato mi hanno passato il loro materiale, ci siamo conosciuti meglio, sia caratterialmente che musicalmente ed è iniziato il progetto Falling Dice. Poi, circa sei mesi fa, Dori ha deciso di abbandonare la formazione a causa di divergenze musicali e disaccordi sui progetti futuri. Noi tre abbiamo deciso di non mollare, poiché la passione per il progetto era troppo forte per fermarci, quindi sempre tramite internet abbiamo trovato dopo circa due giorni Mirko, che è entrato nel gruppo ed è come se ci fosse sempre stato.

Il debut album “Restless” è finalmente fuori, immagino siate soddisfatti e orgogliosi della cosa. Volete presentarcelo nella sua interezza? Cosa vi piace maggiormente di quanto fatto al suo interno?
Direi che “Restless” rappresenta la nostra evoluzione musicale da quando abbiamo iniziato a comporre fino ad ora, ascoltandolo tutto si riesce a capire da dove siamo partiti, ovvero da canzoni punk-hardcore fino al arrivare alle ultime, decisamente più crossover e caratterizzate da un maggiore studio compositivo. Credo che la cosa che ci soddisfi di più sia che l’album contiene la nostra storia da quando ci siamo formati fino ad ora. Inoltre credo che il sound raggiunto sia perfetto, perché esprime la nostra compattezza e potenza di suono che tanto piace a chi ci ascolta durante i live. Abbiamo cercato di registrare questo album in altri studi, ma nessun fonico era riuscito finora a rendere davvero quello che siamo e come noi quattro immaginiamo queste canzoni nella nostra testa.

Nonostante arriviate quasi tutti da progetti core oriented, penso che per i Falling Dice si possa parlare più di heavy metal che di alternative, siete d’accordo? Cosa vi ha spinto verso questa strada?
Pensiamo che sia ora di finirla di cercare di incasellare un gruppo all’interno di un genere, dato che ormai le band che stanno all’interno di un genere senza creare commistioni sono veramente poche, quindi direi che parlare di genere sia veramente svilente e limitante, soprattutto se quando si ascoltano le nostre canzoni diventa l’unica preoccupazione. L’importante è creare qualcosa che piaccia a chi suona e piaccia a chi ascolta. Nessuno di noi è partito con l’idea di creare canzoni perfettamente inserite all’interno di un filone… Questa infatti sarebbe la morte della creatività musicale. Credo che i Falling Dice non siano classificabili all’interno di un genere, quindi direi che il nostro genere è tipo “Falling Dice”. Se dici heavy metal io non posso che pensare agli Iron Maiden e direi che noi con loro c’entriamo veramente poco. La nostra direzione musicale è semplicemente un’esplosione di idee che ogni volta non si sa mai dove ci porterà, infatti il nostro batterista ha sempre ascoltato hardcore-punk, il bassista funky, io dal deathcore all’elettronica e il nostro chitarrista djent. Quindi ci troviamo in saletta iniziamo a suonare e quello che esce, se piace a tutti e quattro, si tiene e si evolve finché consideriamo la canzone finita. Direi che se una canzone ci soddisfa, il genere è l’ultima delle nostre preoccupazioni.

Il disco ricalca a mio avviso l’attitudine anni ’80, ossia produzione scarna, riff ruvidi e un cantato dai toni assai drastici, specie nel growl. Quali sono le band che più vi hanno ispirato?
La produzione anni ottanta, è stata scelta di proposito, poiché siamo contro i gruppi che spendono migliaia di euro per produrre un disco che li faccia sembrare fenomenali, quando invece dal vivo non sono quello che dimostrano su album. “Restless” è quello che siamo davvero anche dal vivo. Ognuno di noi ascolta band talmente diverse fra di loro che è inutile farne un elenco, sarebbe come accostare una pizza e un minestrone: sempre di cibo si parla ma fra loro non hanno in comune quasi nulla. Forse le uniche band che abbiamo voluto tenere come esempio da seguire sono i Mudvayne, i Destrage e i Protest The Hero, soprattutto perché sono tutte classificabili come metal ma sono dei gruppi che hanno creato un genere a sé stante.

E quali invece ascoltate oggigiorno?
Personalmente sto ascoltando un po’ di ultime uscite per farmi un’idea delle nuove direzioni che sta prendendo il panorama musicale, ma le mie band di riferimento sono gli Human Abstract, Monument, Attila, Parkway Drive e In Flames. Choby è affezionato ai Primus e ai Sikth, Delfo ai Rise Against e ai Pennywise, Mirko invece spazia nei meandri della musica storta, soprattutto il djent.

Torniamo al disco. Quanto tempo è servito a mettere in piedi il tutto e quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate durante la sua lavorazione?
Un anno e mezzo di composizione, due settimane di registrazione seguiti da circa due mesi di lavorazione del prodotto. La maggiore difficoltà è stata che lo studio di registrazione mette a fuoco tutti i punti deboli delle canzoni, le parti meno convincenti e quelle che live possono soddisfare ma sentite registrate non tanto. Quindi abbiamo impiegato molto tempo sulla ricerca di un suono veritiero che ci potesse rappresentare al meglio e sistemare tutti i punti deboli dei pezzi.falling_dice_band_promo
Parliamo dei testi. Di cosa trattano nello specifico?
Parlo principalmente di emozioni, di situazioni tra esseri umani belle o brutte che siano. I testi quasi sempre sono autobiografici (azzarderei che ogni canzone è stata scritta in un periodo diverso della mia vita), anche se, pur parlando di me, cerco sempre di descrivere le emozioni in maniera talmente neutrale che un po’ tutti potrebbero ritrovarvisi.

Guardiamo oltre, ossia al 2016. Quali sono i progetti in cantiere?
Sicuramente adesso miriamo a fare molti live, magari anche all’estero. Vorremmo far girare il nostro prodotto il più possibile, conoscere nuovi gruppi con cui dividere il palco e fare tanta esperienza che non guasta mai. Anche se abbiamo appena finito di registrare “Restless” ci stiamo già impegnando a creare pezzi nuovi, anche perché le parti di chitarra presenti nell’album erano state scritte dal chitarrista precedente a Mirko, quindi adesso non vediamo l’ora di vedere che nuova piega compositiva prenderanno i Falling Dice grazie a lui. Infine, notizia bomba, il video di “The Dominant Gene” sta piacendo così tanto che il nostro produttore ci ha proposto di girarne un altro su un’altra canzone dell’album con la Lucerna Film.

Cosa vi ha spinto a firmare con This Is Core Records?
Siamo stati contattati da loro grazie a un video live messo su YouTube. Avevano sentito “Neurotic Passenger” suonata dal vivo. I nostri produttori hanno pensato che il pacchetto “Restless” potesse essere qualcosa di interessante, perché diverso da quello che si sente in giro abitualmente e quindi ci hanno aiutato a lanciare questo prodotto nel migliore dei modi.

Il top e il flop album del 2015?
Il top: gli ultimi album di Sikth, Lamb Of God e Between The Buried And Me. I clamorosi flop del 2015 direi che sono: l’ultimo dei Bring Me The Horizon e l’ultimo degli In Flames (io credo che siano degli album molto belli, ma ascoltandoli non devi pensare che siano gli In Flames o i Bring Me The Horizon).

Un saluto ai nostri lettori?
Vorremmo salutarvi uno ad uno e ringraziarvi per il tutto il sostegno che ci date. Vi invitiamo a continuare a sostenere il metal italiano che sta passando veramente un brutto periodo… Un periodo caratterizzato da una mentalità di ostilità e boicottaggio nei confronti dei gruppi che suonano musica un po’ più aggressiva del solito, che per diventare famosi devono andare all’estero. Continuiamo a lamentarci che il mondo ci etichetta come italiani “pizza e mandolino”, ma questa è la triste verità: non facciamo nulla per tirarcene fuori, anzi andiamo sempre peggio (questo vale per la musica, ma anche per tutto il resto).

Falling Dice