High Hopes Interview

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Gli High Hopes arrivano da Reading e sono l’ennesimo esempio di talento nel folto panorama metalcore. A parlarci dell’EP omonimo di debutto è il frontman Daryl.

La prima domanda è molto semplice: che idea ti sei fatto del vostro nuovo EP?
Siamo tutti molto orgogliosi di questo lavoro, siamo giunti alla sua pubblicazione dopo sei mesi di duro lavoro. Non potremmo sentirci diversamente.

Personalmente del vostro lavoro ho apprezzato la sincerità con la quale vi siete interfacciati con metalcore, post-hardcore e US hardcore. Sei d’accordo? Non ci siamo posti limiti o paletti, non volevamo essere etichettati da subito come appartenenti a una scena precisa e le tue parole mi confermano che abbiamo lavorato nella giusta direzione. Suoniamo per puro piacere personale. Parliamo della collaborazione con This Is Core Music. Come siete arrivati a questa etichetta italiana?
Il supporto che ci hanno dato da subito è stato eccezionale Il nostro rapporto con loro è molto simile a quello che ognuno di noi ha con la sua famiglia, e proprio questo approccio ci ha convinto a lavorare con loro.

High Hopes, perché questo titolo al vostro EP?
Volevamo porre in risalto da subito il nome della band, e per farlo produrre un EP omonimo era senza ombra di dubbio un’ottima idea. A parte ciò ognuno di noi ha progetti e sogni legati alla band, nessun titolo e nome potrebbe essere migliore di questo.

Parkway Drive, Hatebreed e la scena hardcore/metal ha influenzato non poco il vostro stile.
Cosa vi ha spinto a muovervi in questa direzione?

Hai citato band che siamo soliti ascoltare, così come i Ghost Inside. Amiamo divorare i loro dischi e al tempo stesso è logico che apprezzando questo tipo di sonorità si cerchi quantomeno di trarne beneficio a livello personale.

Parliamo della fase di songwriting. E’ stato difficile mettere insieme i primi pezzi di una band attiva
da meno di un anno?

No, direi di no. Su scrittura e arrangiamenti abbiamo speso diversi mesi di lavoro, il tutto in maniera molto fluida senza brusche interruzioni. Essendo molto critici verso noi stessi pensavamo inizialmente di incontrare maggiori difficoltà, cosa che non è avvenuta, avendo donato il meglio di ognuno di noi agli High Hopes.

I testi di cosa trattano? Le canzoni dell’EP raccontano storie di amore e odio, relazioni ed esperienze personali, il tutto in maniera schietta. Cosa ascolti in questo periodo?
Il nuovo lavoro dei nostri amici While She Sleeps, “This Is The Six”. Un album davvero brillante.
Quali album hanno cambiato la tua vita?
Sicuramente “Never Take Friendship Personal” degli Amberlins, perché è stato forse il primo album che mi ha spinto a voler iniziare a fare musica. Poi direi “Plagues” dei Devil Wears Prada: rimasi fulminato dalle parti di batteria di quel disco e dal loro approccio, semplicemente devastante.

Qual è la miglior qualità della scena hardcore britannica?
Più che una qualità direi una fortuna: quella di avere tante piccole scene in ogni angolo del Paese. Così facendo hai sempre modo di venire a conoscenza di nuovi talenti e gruppi che da lì a breve saranno sulla cresta dell’onda.

Piani per il futuro?
Torneremo in studio verso fine anno per registrare il nostro album d’esordio.
Per il resto stiamo pianificando diversi tour importanti per il nuovo anno. Stay tuned!

High Hopes

Alessandro Brambilla