Johnny Cash, ascolta l’inedito “She used to love me a lot”

E’ stata resa disponibile sul Web da pochi minuti “She used to love me a lot”, uno dei brani perduti di Johnny Cash, primo estratto da “Out among the stars”, il disco postumo atteso nei negozi entro il prossimo 25 marzo:
la canzone, scritta da Kye Fleming, Dennis Morgan e Charles Quillen, fu registrata a metà anni Ottanta con l’aiuto del produttore Billy Sherrill, col il quale nel 1981 lo stesso Cash registrò l’album “The baron”, il cui mancato successo nelle chart fornì la giustificazione, ai dirigenti della casa discografica dell’artista, per licenziare il producer.

ASCOLTA QUI “SHE USED TO LOVE ME A LOT”

“Era l’epoca dei cowboy metropolitani”, ricorda il figlio della colonna del country a stelle e strisce, John Carter Cash, lo scopritore del materiale poi confluito in “Out among the stars”: “Era pop country, e papà non faceva quella roba. Adoro ‘She used to love me a lot’, credo che abbia una profondità vicina alle cose che ha registrato a fine carriera. E rimango fermamente convinto che rimanga una delle più splendenti gemme nascoste nel suo repertorio”.

Ritenuto una delle figure più influenti sul panorama statunitense fino agli anni Settanta, Cash patì un periodo di temporaneo oblio nel decennio successivo: i mutati orientamenti del mercato portarono al logorio del rapporto tra l’artista e quella che per oltre trent’anni fu la sua casa discografica, la Columbia, che lo licenziò nel 1986 dopo la pubblicazione di “Rainbow”. Le session di “Out among the stars” risalgono al periodo intercorso tra il benservito della Columbia e il breve (e poco fortunato, in termini di riscontro commerciale) sodalizio con la Mercury – durato dal 1987 al 1991 – immediatamente antecedente all’accordo con la American Recordings di Rick Rubin che riportò il Man in Black (negli ultimi anni della sua vita) sulla cresta dell’onda: proprio a causa dell’assenza di un contratto di pubblicazione vero e proprio Cash mantenne la proprietà di master delle registrazioni, oggi recuperati dal figlio John Carter e pubblicati – negli USA – dalla Legacy Recordings, etichetta controllata dalla stessa Columbia.