No Frontiers: intervista

NO FRONTIERS

Abbiamo raggiunto i milanesi No Frontiers per farci raccontare tutto sul loro nuovo album “Moving Forward” e non solo. A parlare è uno dei membri fondatori, Ricky.

Di Alessandro Brambilla

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Partiamo dalle presentazioni, chi sono i No Frontiers e cosa hanno fatto dal 2000 a oggi?
Ciao a tutti! Dunque, i No Frontiers nascono nel 2000 come trio, formato da Daniele alla batteria, e da Alessandro e Riccardo alle chitarre e voci. Dopo l’avvicendamento di un paio di elementi, dal 2002 James si è unito alla band in qualità di bassista per il successivo decennio, in cui abbiamo calcato i principali palchi dell’hinterland milanese, cercando sempre di prediligere l’attenzione ai nostri brani inediti, dato che abbiamo pubblicato 3 lavori in studio. Infine nel 2013, Ettore si è unito alla band come bassista; nonostante 10 anni di età lo separino dagli altri tre componenti, ha apportato un miglioramento alla qualità della band, contribuendo in maniera fondamentale alla creazione di un nostro sound personale.

Nella vostra bio si parla di punk-rock, ma se posso permettermi credo che oggi di quel genere ci sia ben poco, specie dopo aver ascoltato “Moving Forward”. Siete d’accordo? Come è avvenuta questa evoluzione stilistica e come vi definireste oggigiorno?
Abbiamo ricevuto pareri contrastanti su “Moving Forward”: alcuni lo ritengono come un disco pienamente punk-rock, altri – come te – vedono un distaccamento dal genere con cui abbiamo iniziato tanti anni fa, e lo definiscono più come “alternative rock”. Noi ti possiamo dire che in 16 anni, sia come musicisti che come individui, abbiamo subito numerosissime e disparate influenze. La passione per il punk-rock è ciò che ci ha unito sin dagli esordi ed è il nostro punto di partenza, però siamo d’accordo con la tua valutazione: ognuna delle 9 tracce che compongono l’album strizzano l’occhio, in maniera più o meno velata o volontaria, ad altri generi musicali. Questa scelta racchiude lo spirito che si cela anche dietro al nome No Frontiers, ovvero sperimentare nuove strade per il semplice gusto di trovare un sound personale e che ci soddisfi, indipendentemente dal nome di genere che gli si voglia attribuire.

Il vostro lavoro mi ricorda molto da vicino quanto fatto in passato da gente come Vanilla Sky e band simili, ossia molta attenzione prestata alla melodia e qualche spunto alternative che non guasta mai. Quali band italiane pensate abbiano segnato il vostro percorso?
A dir la verità, siamo sempre stati più inclini a subire influenze da musica statunitense o britannica, ma non per una precisa scelta o volontà: siamo nati come band ascoltando Green Day, Blink-182, Sum 41, Offspring, Ataris, e siamo sempre stati più o meno inconsciamente attratti da quell’orbita. Vero è però che in quegli anni, facevamo attenzione anche alle band nostrane: Vanilla Sky, Forty Winks, Melody Fall e tutto il panorama che girava attorno alle produzioni targate Wynona Records.

“Moving Forward” è un disco che sa molto di live, nei suoni, nel modo di porsi nelle liriche… Con quale spirito vi siete messi all’opera nella composizione delle nuove canzoni?
Uno dei motivi per cui siamo orgogliosi di “Moving Forward” è proprio il modo in cui sono stati creati i brani. Ogni pezzo è nato da un accenno di riff portato in sala, o da un’improvvisazione iniziata senza troppe pretesi. Ad ogni spunto buono, ci siamo messi tutti e 4 assieme a sviscerarlo, suonarlo in vari modi, finché non arrivava una quadra che ci convincesse sotto ogni punto di vista. C’è stata molta sintonia sin dall’inizio della stesura dei pezzi perché non ci siamo mai arenati o fermati in punti morti, è tutto venuto fuori in maniera molto fluida, lineare, spontanea.

Quali differenze ci sono tra questo lavoro e i suoi predecessori a vostro avviso?
Come ti dicevo, sicuramente l’approccio al songwriting ha fatto la differenza. Non abbiamo più 16 anni e la smania di scrivere tonnellate di pezzi come non ci fosse un domani, ma diventando grandi (o invecchiando, a te la scelta J) abbiamo imparato ad essere pazienti, riflessivi, attenti alla cura dei dettagli senza perdersi in fronzoli inutili. I lavori passati sono stati più grezzi e monocorde dal punto di vista musicale, ma sono stati tappe fondamentali senza le quali “Moving Forward” oggi non suonerebbe in questo modo.

Di cosa avete parlato all’interno dei vostri testi?
Le tematiche di “Moving Forward” ruotano attorno ad esperienze personali o ispirate ad avvenimenti e sentimenti comuni a tutti i membri della band. Si spazia da “Delay”, una sorta di breve biografia della band racchiusa in 3 minuti, fino a “Hiccups”, un urlo di sfogo verso chi tenta di limitare sogni e ambizioni; dal tributo a Steve Albini di “1059, W. Addison St.” sino a “Wake Up Call”, un augurio sincero di buona fortuna rivolto a chi ha intrapreso altre strade diverse dalle nostre. Il tutto corredato da un paio di inni generazionali sull’attuale situazione del lavoro (“Scream Your Name!”) e della musica emergente (“Hobo Soul”) nel nostro paese, oltre a brani più intimi e personali quali “Counting Down the Days”, “Semplice” e “Paradox”.

Noto che per questo disco vi siete avvalsi del contributo di This Is Core. Cosa vi ha spinto a scegliere questa opzione?

La storia di This Is Core parla per sé, ed è un nome che nel corso degli anni abbiamo spesso trovato associato a band ci cui abbiamo apprezzato sound, lavori in studio, concerti dal vivo. Ragion per cui, quando abbiamo ricevuto il loro interesse verso il nostro ultimo disco, non abbiamo esistato un secondo nell’accettare di collaborare con loro.

La vostra playlist per l’estate 2016?
Le note delle nostre canzoni! J Semplicemente per il fatto che stiamo lavorando tantissimo in sala prove per preparare dei live degni di questo nome. Inoltre, ci sono numerose band di amici che stanno uscendo con dei lavori molto interessanti: “Vamp in Paradise” dei Black Star Furies, il nuovo EP del trio punk Psychords ed il prossimo lavoro dei The Twerks in uscita dopo l’estate.

Avete in programma un nuovo video? Di quale canzone?
Stiamo preparando le riprese per il video di “Paradox”, il nostro secondo video, che sarà sempre diretto da Mr. Teko O’Liax. In molti (e siamo d’accordo sul giudizio) dicono che sia la canzone più punk-rock del disco, e ti possiamo assicurare che il video non sarà da meno…

A voi l’ultima parola!

Vi ringraziamo per lo spazio che ci avete concesso! Ricordiamo a tutti i vostri lettori che possono trovare “Moving Forward” su tutti le principali piattaforme digitali (iTunes, Amazon, Spotify…). In attesa del video di “Paradox”, potete gustarvi il video di “Delay”, il nostro primo singolo, sul nostro canale ufficiale Youtube, “NoFrontiersTv”. Infine stiamo preparando il calendario live per il prossimo autunno e vi consigliamo di piazzare un Like sulla nostra pagina Facebook (/nofrontiersband) per essere sempre aggiornati su ciò che facciamo! Alla prossima!

No Frontiers
This Is Core Records