Nothing I Know: intervista

NOTHING I KNOW
Incontriamo Simo dei Nothing I Know, hardcore band che bene ha fatto in “Through”, album pubblicato da Indelirium Records che percorre quel filone new school tanto in voga oggi.
Di Alessandro Brambilla

Ciao ragazzi, benvenuti su Firealive. Partiamo col raccontare come ha preso il via questo progetto?
Il progetto nasce circa 6 anni fa, nonostante i continui cambi di formazione. Il sound della band si è modificato grazie anche all’apporto di ogni componente che ha suonato con noi.

In casi come il vostro credo che la passione venga prima di tutto. Cosa vi ha spinto a mettere in piedi tutto ciò e quali sono state le soddisfazioni/difficoltà del far partire il tutto?
Senza ombra di dubbio posso dire che i membri della band hanno una grande attitudine e alla “nostra età” possederne ti da una marcia in più. Ogni momento vissuto all’interno del progetto è una sfida che affrontiamo con perseveranza e grinta, quindi i commenti della gente che viene a contatto con noi sono sicuramente le soddisfazioni che ancora ci stimolano e spingono.

“Through” è finalmente fuori. Come lo descrivereste a chi ancora non ha avuto modo di sentirlo?
Un album senza compromessi o ti piace o… Scherzi a parte, “Through” è un mix di molte influenze moderne e old school che fanno parte di ognuno di noi. La chiave di lettura è sicuramente hardcore che rientra nei nostri DNA.

Il metalcore a detta di molti è un genere ormai “passato”, ciò nonostante sono ancora moltissimi i gruppi che lo suonano. Cosa spinge una band ad avvicinarsi a questo genere a vostro avviso? E cosa vi ha spinto personalmente a farlo?
Per noi è divertimento sia ascoltarlo che suonarlo. Sì, può essere vero il fatto che ormai la scena mondiale sia satura di gruppi che suonano questo genere, ma la cosa per ora non ci preoccupa siccome – come ho detto – per noi è fondamentalmente divertirsi.

Quali sono state le maggiori difficoltà in fase di composizione e come sono nati i brani?
È stato un parto non poco doloroso. Lo studio dei pezzi è avvenuto in maniera lenta poiché il sound e le contaminazioni dei componenti cambiavano nel loro succedersi. In fase di registrazione sia io che Vince abbiamo dovuto rivedere diverse parti del disco e quindi riarrangiarlo un’ulteriore volta.

Parliamo dei testi: cosa trattate all’interno dei vostri brani?
Il titolo ti anticipa quello che è la tematica del disco ossia la vita. “Attraverso” amicizie, conflitti famigliari, rinascite e voglie di far udire la propria voce… Nulla di molto diverso da quello che ha provato – o prova – qualsiasi persona ogni giorno.

L’artwork è alquanto misterioso. Cosa si cela dietro a quell’immagine fredda?
Volevamo un immagine che raffigurasse “attraversare il tempo” e quindi ci è venuto abbastanza spontaneo identificare la società e le conseguenze di ogni giorno con la nebbia e in primo piano una persona che sta compiendo il proprio cammino attraverso essa.

Il disco vanta un’ottima produzione. Cosa vi ha spinto a scegliere quegli studi e quel produttore?
Beppe ed Eddy sono stati grandi e ci tengo a dire che sia stata una delle esperienze più belle della mia vita. Loro sanno fare molto bene il loro lavoro e soprattutto dal punto di vista umano che danno il meglio. Grazie a loro e alla loro attitudine il lavoro dietro all’album è stato molto articolato ed estenuante, ma la loro motivazione e incoraggiamenti ci hanno aiutato per tutto il tempo. Un grosso grazie a loro. Li consiglio a chiunque debba registrare un album.

Parkway Drive e scena australiana sono decisamente in voga e sinceramente alcuni elementi del vostro sound arrivino proprio da lì. Siete d’accordo? Quali band e album citereste nello specifico?
Sicuramente fanno parte del nostro background come credo anche The Ghost Inside, Comeback Kid, ma anche Poison The Well o Refused, Strife, Faith No More e tanti altri.

L’approccio live dei brani è posto ben in evidenza. Quanto è importante per una band “core” avere questo tipo di attitudine a vostro avviso?
Indispensabile, come detto prima. La scena è satura di gruppi fotocopia forse perché la tecnologia oggi permette cose che prima non c’erano o forse perché i tempi sono cambiati ed è cambiato anche l’approccio sul come fare musica. La verità è che se “ti viene da dentro” trasmetti, altrimenti no.

Parlando di live, come vanno le cose? Si riesce ancora a suonare in Italia?
Sicuramente è difficile, molti dei locali non ci sono più o hanno liste d’attesa infinite e quindi o suoni tramite conoscenze o niente. Per ora inizieremo a suonare in giro per l’Italia da gennaio e poi abbiamo in previsione diversi tour europei nell’anno.

Avete in cantiere un tour per il 2016?
Si uno in Russia e uno negli UK.

Chi è il potenziale ascoltatore dei Nothing I Know?
Speriamo che l’album possa arrivare a chiunque, senza filtri né distinzioni.

Un saluto ai nostri lettori?
Un saluto grande e speriamo di vedervi ai nostri concerti

Nothing I Know
Indelirium Records