RED LIGHT FOR DISTORTION: intervista

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RED LIGHT FOR DISTORTION
Eccoci con Stefano Stella a parlare dei suoi Red Light For Distortion, band piemontese che fa del groove metal e della sperimentazione il proprio motivo d’orgoglio.
Di Alessandro Brambilla

Ciao ragazzi, piacere di avervi sulle nostre pagine innanzitutto. Partiamo dalla fonte, ossia raccontandoci per filo e per segno quanto accaduto dal 2012 – anno di nascita – a oggi in casa Red Light For Distortion
Il piacere è tutto nostro, dunque, come ben sapete la band si fondò nel 2012, inizialmente con un progetto più hard rock che metal. Col passare del tempo e della formazione però abbiamo intrapreso una strada più metal. Nel corso degli anni abbiamo fatto diversi live e concorsi regionali che ci hanno portato a maturare musicalmente, nel luglio del 2015 abbiamo fatto la nostra prima esperienza di registrazione con il nostro primo EP intitolato “Iron[y] Weapons” che ci ha condotto poi alla firma con This is Core e al nostro primo video ufficiale. Al momento stiamo lavorando al meglio per migliorare la composizione di un futuro album.

Le vostre esperienze artistiche passate hanno influito nel vostro modo di percorrere questa nuova avventura? Ve lo chiedo perché arrivate da diversi cambi di formazione con membri dal differente background artistico. Come avete unito il tutto?
Sicuramente lavorare con più musicisti ha influito sulla nostra esperienza e sui brani che sono stati poi perfezionati una volta raggiunta la formazione attuale. Purtroppo prima di trovare una certa stabilità c’è voluto tempo perchè essendo noi molto giovani non è molto semplice trovare persone motivate a prendere seriamente questo sogno.

In un caso come il vostro, ossia quello di una band thrash/metal oriented, qual è il punto principale sul quale lavorare pensando a un brano: l’energia che dovrà scatenare o la metrica/songwriting?
In realtà nel nostro caso l’ approccio con un brano è strettamente legato al testo, per spiegarmi meglio porto degli esempi: Il terzo brano “Beliefs” è quasi diviso in due pezzi differenti, la parte melodica e quella più aggressiva, questo è dovuto al cambiamento del testo, nella parte finale infatti, si può notare un indurimento delle parole che ha portato ad un indurimento del pezzo stesso. Cerchiamo il più possibile inoltre di non cadere nella monotonia e banalità, “Iron[y] Weapons” infatti è un lavoro improntato volutamente sulla varietà dei pezzi. Abbiamo inoltre cercato di variare in alcuni pezzi i tempi come ad esempio in “Dolls”.

Arriviamo a parlare di “Iron[y] Weapons”. Ci raccontate ogni curiosità inerente alla nascita e sviluppo di questo lavoro?
La prima curiosità che mi viene in mente è sicuramente rilevante il nome, “Iron[y] Weapons” ha due significati che dipendono dalla [y]; se infatti il nome viene letto nella sua interezza si legge Irony Weapons,questo nome è dovuto agli argomenti e all’ ironia presente nei testi; se invece si omette la [y] si legge Iron Weapons, nome che fa riferimento ai temi sulla guerra trattati in alcune canzoni presenti dell’ EP.

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Quale brano pensate rappresenti al meglio i R.L.F.D. e perché?
Essendo “Iron[y] Weapons” un lavoro così vario è difficile rispondere, per quanto riguarda la nostra musica in generale forse i brani che ci rappresentano al meglio sono “Choiceless” e “Dolls”.

La cosa più curiosa di questo esordio è la sua predisposizione al live. Nei brani si respira aria di live show, non di studio di registrazione e via dicendo. Una scelta presa dall’inizio o venuta fuori in maniera del tutto naturale?
Assolutamente in modo naturale sia nei pezzi presenti nell’EP e sia in quelli futuri.

Quali sono le maggiori difficoltà oggigiorno per una band come la vostra?
Sicuramente la difficoltà maggiore è la poca visibilità soprattutto in un paese come l’Italia, infatti è nel nostro interesse cercare di fare il maggior numero di live all’estero possibili.

E quali sono le maggiori difficoltà rapportate nel presentare un progetto come il vostro in Italia?
Come ho già scritto precedentemente la maggior difficoltà è rendersi visibili al pubblico, poi c’è anche un problema di piacere al pubblico stesso in quanto il metal (purtroppo) non è un genere ben visto nel nostro Paese.

Come affinità direi Pantera e Machine Head su tutti. Quali dischi e quali pregi di queste band amate particolarmente?
Io personalmente adoro “Cowboys from Hell” e “Far Beyond Driven” dei Pantera, una delle band che ha fatto la storia del metal e a cui è un onore essere messi a paragone.

Cosa state ascoltando in questo periodo?
All’ interno della nostra band spaziamo molto in fatto di ascolto, andiamo dal Djent dei Meshuggah a una musica leggera e strumentale come quella di Nick Farr.

Progetti per questo nuovo anno?
Speriamo di fare il maggior numero di concerti possibile e magari anche un bel tour all’estero se sarà possibile.

A quando il disco d’esordio?
Al momento stiamo lavorando su dei pezzi nuovi ma non abbiamo ancora idea di quando uscirà il primo disco.

Chiudiamo con una domanda insolita: perché un lettore dovrebbe darvi una chance a vostro avviso?
Credo che ci meritiamo una chance in quanto gruppo giovane e determinato che cerca di portare avanti la propria musica con tutti i mezzi a disposizione.

Red Light For Distortion
This Is Core Records