Shake Well Before – intervista

“Woland” è stata la sorpresa che non t’aspetti, un disco che ha tracciato un solco indelebile tra passato e presente in casa Shake Well Before. Ne abbiamo parlato con Silvio, urlatore della band.

Di Alessandro Brambilla

Hardcore vs Metal: la prima domanda è per certi versi semplice ma in realtà non lo è: qual è la vera anima dei Shake Well Before anno 2015?
Ciao da parte di tutta la band, io sono Silvio, quello che urla! Avrei preferito digerire la cena con una prima domanda più semplice ma ci proverò. La vera anima è l’idea del progetto in sé. Il trovarsi assieme, suonare e scrivere canzoni, mantenere sempre una grande amicizia con il passare del tempo, ma essere coscienti che si “lavora” per qualcosa che amiamo. Secondo me quando in cinque si cerca di fare tutto per il bene della band, con il tempo, con la chimica giusta e sapendo che c’è gente interessata a quello che stiamo facendo si crea automaticamente un’anima.

Questa domanda mi è sorta spontanea dopo aver ascoltato “Woland”, un disco che ha preso le distanze dai trend metalcore oriented andando a cercare un sound più personale e, a nostro modo di vedere, metal oriented. Cosa vi ha spinto in questa direzione dopo un EP come “Goliath” che dava sì l’’idea di una band in fase di crescita ma che mai avremmo pensato potesse arrivare a una svolta così netta?
Onestamente non abbiamo mai pensato a fare qualcosa “metal oriented” o “metalcore oriented”. “Goliath” è il nostro primo EP, non suonavamo ancora da tanto tempo insieme, per dirla tutta abbiamo registrato 5 su 7 pezzi che avevamo scritto per poi chiamarlo EP. Per tornare al discorso di prima, l’anima doveva ancora evolversi. Abbiamo tutti gusti totalmente diversi nella band, cosa piace ad uno non piace all’altro quindi muore lì tutto il discorso “oriented”. “Woland” è un evoluzione di “Goliath” tutto qua.

“Woland” è un debutto discografico che arriva a sette anni dalla nascita della band. Un periodo decisamente lungo verrebbe da dire. Cosa vi ha portato a questo importante passo solamente oggi?
Non è del tutto corretto, la band così come è adesso, che fa quello che fa adesso è nata nella primavera 2011. Avremmo potuto essere più veloci, ma alla fine tra la prima single “Watching Jersey Shore”, l’EP “Goliath”, l’esperimento “Southern Red” e “Woland” sono passati 2 anni e mezzo, contando che “Woland” l’abbiamo registrato ad autunno 2013. Nel frattempo oltre a passare tempo a scrivere e registrare dovevamo anche preparare scalette per suonare dal vivo, girare video (attualmente sono 3 più 2 lyrics) e fare tante altre cose. Contando poi che non abitiamo vicini e lavoriamo non abbiamo poi perso così tanto tempo.

Come si legge in Rete di voi piace soprattutto la cura che avete prestato su ogni singolo aspetto legato alla band, dall’immagine, ai video, dai singoli al disco stesso. Quanto è importante oggi come oggi mostrarsi al passo coi tempi e professionali in un mercato così vasto, dove ognuno può avere chance?
Guarda, a noi quello che facciamo sembra tutt’altro che curato, studiato alla perfezione e così via. “Da dentro” non abbiamo per niente questa sensazione, anzi, spesso ci sembra di fare tutto un po’ a caso. Di stare al passo con i tempi, essere professionali e soprattutto del mercato (quale mercato?) non ci importa assolutamente niente. Se ognuno può avere una chance è un bene, noi non siamo qua a rubare il posto a nessuno, ci divertiamo a far musica in una band, ci piace registrare le nostre creazioni e pubblicarle in modo che tutti possano sentire quello che facciamo. Potrei rispondere anche “se il mercato è cosi vasto e tutti hanno una chance allora per forza dobbiamo…” ma non è così, cerchiamo solo di fare le cose fatte bene, per noi stessi. Poi ripeto, da fuori sembriamo forse organizzati ma all’interno della band regna il caos più totale.

La qualità a vostro avviso paga ancora di questi tempi?
In soldi sicuramente no (risate)! Anche questa è comunque una domanda molto complicata, la musica è arte, è piuttosto soggettivo dire se una cosa è “di qualità” o meno. A una persona qualsiasi può anche piacere il suono che può fare un cane che stupra una chitarra acustica vomitando su un pianoforte, il tutto registrato con un cellulare. Sicuramente nei live sì, si vede quando uno sa cosa sta facendo, dalla registrazione assolutamente no e visto che sempre meno gente va ai concerti ma preferisce starsene seduta davanti a YouTube di conseguenza…

“Woland” è sicuramente esempio lampante di qualità: al suo interno troviamo infatti una miriade di soluzioni strumentali e un cantato che nulla ha da invidiare a ciò che si sente per la maggiore nella scena alternative internazionale. Ci volete raccontare come è nato questo disco dalle basi?
Grazie mille. Il disco è cosi com’è perché ha avuto delle tempistiche un po’ strane. “Jennifer’s body was awesome” è stata scritta subito dopo “Goliath”, “Totem” mentre eravamo in tour in Germania. Forse ascoltando il primo pezzo del disco “The game of death” si capisce che è nata subito dopo “Southern red”, come forse anche che “Black and white” e “Down from the skies” sono nate contemporaneamente, mentre “Lethargy” l’ho scritta totalmente io dopo che sono stato malato chiuso in casa da solo per 3 giorni. Ogni canzone ha la sua storia, non sto qua a raccontartele tutte perché non credo interessi poi più di tanto. Nel frattempo c’è stato anche un cambio alla batteria che sicuramente ha lasciato le sue tracce. Grazie mille per la voce. A me ascoltandolo e riascoltandolo certe volte mi sembra una catastrofe, quasi mi dispiace per chi ha dovuto partecipare alle spese per registrarlo, avrei potuto e dovuto fare molto meglio, ma se in generale piace sono contento.

Come detto in altre sedi, la scena metal nordica ha sicuramente influenzato “Woland”. Quali band o dischi di questa scuola vi hanno segnato come musicisti?
Io di band nordiche ne ascolto e conosco veramente poche a dire il vero e se ti dicessi Immortal o Clawfinger come influenze degli Shake Well Before sembrerei un troll, quindi lasciamo via la parte del nordico. Le nostre band di riferimento o meglio, gli estremi in cui si vanno a coprire le influenze musicali di tutti e 5, sicuramente sono Lamb Of God, Pantera, Parkway Drive, Killswitch Engage e August Burns Red e altre band del genere. Sicuramente mi sarò dimenticato di qualcuno di importantissimo che non mi viene in mente ora. Album? E chi si ricorda i nomi nell’era degli mp3…

Di “Woland” mi ha colpito parecchio anche l’artwork, per certi versi old-school a mio avviso. Chi si è occupato di esso e come avete proposto le vostre idee all’artista?
E’ stato un incubo per l’artwork, come sempre quando c’è da fare qualcosa che non sia suonare. Ovviamente abbiamo chiamato Mirko Gastow, che vorrei ringraziare ancora a questo punto. Lui aveva già fatto la copertina di “Goliath”, era ovvio che sentivamo di nuovo lui per quella dell’album. L’idea è nata da qualche svarione del bassista Simo, dovevamo girare il primo video di “Black & White” e l’idea era di fare qualcosa con delle maschere a doppio senso, poi alla fine abbiamo usato questo concetto per l’artwork. Non mi ricordo benissimo, ma comunque il risultato ci piace.

Arriviamo alla fanbase: come ha risposto a “Woland”? I pareri più entusiasti dall’estero o dall’Italia?
Effettivamente non ci siamo fatti ancora un opinione, normalmente chi ci segue si limita a mettere “likes” quando condividiamo un video o canzone su Facebook. Poi sì, tanti ci hanno detto di persona che hanno gradito, ovviamente dall’Italia se parlo di “di persona”. Comunque sappiamo che in tanti l’hanno ascoltato e nessuno ci ha ancora denunciato per aver perso l’udito, già questo ci rende felici.

Come vanno le cose dal punto di vista live?!
E’ più semplice proporsi in sede estera o in Italia oggigiorno?

E’ molto più semplice suonare all’estero, sei più gasato come band, il pubblico non viene per giudicarti ma per divertirsi e bere. In Italia non beve mai nessuno ai concerti, nessuno si lascia andare, all’estero il concerto è ancora (meno rispetto a una volta) un grande party. Purtroppo in Italia i concerti hanno più del funerale che di una festa. Comunque ci divertiamo ancora a suonare in Italia nonostante tutto.

Cosa ci aspetta dal 2015 dei Shake Well Before?
Diciamo che probabilmente non vinceremo più né San Remo, né Wimbledon, né la Champions League né il disco di platino. Comunque “Woland” è uscito da poco e ha 11 pezzi da scoprire o riascoltare, faremo un tour in Russia a marzo, faremo qualche data qua e là e intanto stiamo lavorando su roba nuova che cambierà la storia della musica. Io personalmente spero di migliorare ancora alla voce e diventare più versatile.

Quanto tempo dovremo attendere per il successore di “Woland”?
Dobbiamo farne un altro?!?! Penso non troppo, ci stiamo già lavorando su. Vogliamo prendercela con calma e fare le cose fatte bene quando abbiamo tempo, comunque abbiamo già tante idee precise. Una volta che si ha un concetto e si sa cosa bisogna fare, tutto va più veloce.

 

Chiudiamo parlando di scena tricolore: come vanno le cose oggigiorno?! Quali nomi sentite più vicini a voi?!
Devo ammettere che è da tantissimo tempo che non mi sono più informato su cosa succede nella scena. Non saprei veramente. Forse è una mia impressione ma mi sembra che fine a 3-4 anni fa esistevano molte più band e c’erano molti più concerti, forse molti meno video che venivano condivisi ogni giorno di band nuove che non conosco e non ho né voglia né tempo di conoscere, senza voler sembrare stronzo (sono sincero) ma forse mi sbaglio. No, non dico nomi (risate) saluto tutte le band con cui abbiamo suonato, con cui ci siamo bevuti una o più birre o che semplicemente ci conoscono. Si sentano inclusi tutti, io sono timido e non dico nomi senza avere prima un opinione da parte del mio avvocato.

Chiudiamo coi saluti?!
Ciao a tutti e grazie mille per aver letto fino a qua, ricordatevi di comprare l’album o comunque dateci un ascolto in qualche modo, ne saremo veramente grati. Alla fine l’album l’abbiamo registrato proprio per te che hai letto questa intervista! Ci becchiamo sotto palco!